Emorroidi: dalla prevenzione ai trattamenti mininvasivi
🔹 Cos’è la malattia emorroidaria
Le emorroidi sono un disturbo molto frequente e oggi esistono soluzioni efficaci per la cura delle emorroidi, senza ricorrere necessariamente alla chirurgia tradizionale. In questa guida vi spiegherò sintomi, cause e tecniche mininvasive più moderne.
La patologia emorroidaria è una condizione molto comune, non limitata agli anziani o a chi conduce vita sedentaria: può comparire anche in soggetti giovani, durante o dopo la gravidanza, o in chi soffre di stitichezza cronica.
🔹 Quanto sono diffuse in Italia
Le emorroidi rappresentano il disturbo proctologico più frequente nella popolazione adulta.
Fonti autorevoli (Ministero della Salute, ISS, Società Italiana di Colonproctologia) stimano che:
oltre 3,7 milioni di italiani soffrano di malattia emorroidaria;
ogni anno circa 1 milione di persone si rivolga al medico per questo problema;
dopo i 40-50 anni, più di un adulto su due riferisca sintomi compatibili (sanguinamento, prurito, sensazione di “peso” anale).
👉 È quindi una condizione molto comune e nella maggior parte dei casi benigna, che però può compromettere la qualità della vita se trascurata.
🔹 Sintomi principali
I sintomi variano a seconda del tipo e del grado della malattia ed includono:
sanguinamento rosso vivo al momento della defecazione;
prurito o bruciore anale;
fastidio o dolore durante o dopo la defecazione;
fuoriuscita (prolasso) dei cuscinetti emorroidari;
in caso di trombosi: gonfiore improvviso e dolore acuto.
Il sanguinamento non va mai sottovalutato: è opportuno consultare il proctologo per escludere altre cause (ragadi, polipi o infiammazioni intestinali).
🔹 Diagnosi
La diagnosi si effettua con una visita proctologica con anoscopia, un esame rapido e indolore che permette di confermare il grado della malattia e scegliere il trattamento più indicato.
In presenza di sintomi sospetti o persistenti, può essere consigliata una colonscopia di approfondimento.
🔹 Trattamento conservativo: cosa fare da subito
Nelle forme lievi o intermittenti le emorroidi migliorano spesso con piccoli cambiamenti:
Alimentazione e idratazione
Bere 1,5–2 litri d’acqua al giorno.
Aumentare frutta, verdura, legumi e cereali integrali.
Limitare alcol, cibi piccanti e fritti.
Evitare di restare troppo a lungo sul water o di sforzarsi durante la defecazione.
Attività fisica
Camminare, nuotare o pedalare migliora la circolazione e favorisce la regolarità intestinale.
Terapia medica
Pomate locali con cortisonici leggeri o anestetici per ridurre il bruciore (per brevi periodi di tempo).
Integratori venotonici (diosmina, esperidina, rusco, ippocastano) per rinforzare il tono venoso.
Bagni tiepidi o semicupi per decongestionare e alleviare il dolore.
Molti pazienti ottengono così un miglioramento significativo e possono evitare procedure invasive.
🔹 Procedure ambulatoriali mininvasive per la cura delle emorroidi
Quando dieta e terapia non bastano, si può intervenire con procedure ambulatoriali mininvasive, rapide e ben tollerate. In Italia sono tra gli atti proctologici più praticati.
Le due tecniche più diffuse sono:
1. Legatura elastica
Con la legatura elastica si applica un piccolo elastico alla base dell’emorroide interna per ridurre l’afflusso di sangue. È indicata per le emorroidi di grado II–III.
Secondo uno studio multicentrico italiano su oltre 32 000 pazienti (Altomare DF et al., Colorectal Disease 2018), più del 90% dei casi di grado II viene trattato proprio con questa metodica. Ecco le principali caratteristiche di questa metodica:
Efficacia: miglioramento o scomparsa dei sintomi nel 70–80% dei casi.
Recidiva: 10–20% nei 12 mesi.
Insoddisfazione: 8–15%, legata soprattutto a stipsi o prolassi più avanzati.
Recupero: ritorno alle normali attività in pochi giorni.
2. Scleroterapia iniettiva
Consiste nell’iniezione di una soluzione sclerosante che “chiude” i vasi emorroidari interni. È utile nei casi di sanguinamento o nei pazienti anziani/anticoagulati.
Una metanalisi del 2024 (Gallo G et al., Tech Coloproctol.) su quasi 10 000 pazienti ha dimostrato un’efficacia media del 75–85% e una recidiva del 20–30% a 12 mesi, con poche complicanze.
Recupero: quasi immediato, in 1–2 giorni.
Insoddisfazione: inferiore al 20%.
✅ Perché sono la prima scelta
Si eseguono senza ricovero né anestesia generale.
Hanno un profilo di sicurezza molto alto.
Permettono una ripresa immediata della vita quotidiana.
Non precludono, in caso di recidiva, altre opzioni (HPS, THD o chirurgia).
👉 In Italia, la maggioranza dei pazienti trattati per emorroidi in fase iniziale si sottopone prima a una di queste procedure, con soddisfazione superiore al 75–80%.
🔹 Trattamento chirurgico e cura definitiva delle emorroidi
Quando i sintomi sono severi o il prolasso è marcato (grado III-IV), si passa alla chirurgia.
Emorroidectomia tradizionale
Consiste nell’asportazione dei pacchetti emorroidari. Si tratta di una tecnica sicuramente efficace ma molto invasiva e con un postoperatorio “sofferto” e prolungato:
Recidiva: 2–10%.
Dolore: moderato-intenso.
Ritorno alle attività: 3 – 4 settimane.
Per questi motivi, oggi si tende a trattare la patologia emorroidaria quando ancora non si è complicata così tanto da dover ricorrere a questa tecnica così invasiva. L’emorroidectomia tradizionale, comunque, resta indicata nei casi più gravi o recidivi.
Dearterializzazione (THD / HAL-RAR / HemorPex System)
La dearterializzazione emorroidaria chiude i rami arteriosi che alimentano le emorroidi e risolleva la mucosa rettale prolassata attraverso una speciale sutura endorettale, senza tagli esterni. È, in pratica, una vera e propria “plastica del retto” tramite la quale si ottiene una riduzione notevole del volume emorroidario e si elimina il prolasso mucoso che molto spesso si associa a questa patologia. Le sue caratteristiche principali sono:
Recidiva: 10% circa, in funzione dell’abilità del Chirurgo.
Dolore: molto minore rispetto all’emorroidectomia.
Soddisfazione: 85–90%.
Ripresa: 2–3 giorni per la vita normale.
È la tecnica che preferisco proporre quando l’anatomia lo consente, perché unisce efficacia e comfort postoperatorio.
🔹 Familiarità, tessuto connettivo e vene varicose
Molti pazienti con emorroidi presentano anche vene varicose agli arti inferiori o una familiarità per fragilità venosa.
Diversi studi, tra cui il CHORUS Study (Godeberge P et al., J Gastroenterol Hepatol 2020) e l’analisi su popolazione coreana (Jee YH et al., 2021), mostrano una correlazione significativa tra insufficienza venosa e malattia emorroidaria.
➡️ Per questo, durante la visita proctologica, è utile valutare anche la presenza di varici alle gambe; questo
aiuta a comprendere se c’è una fragilità del tessuto connettivo generalizzata;
consente di adottare misure preventive (calze elastiche, attività fisica, controllo del peso) ed adeguate terapie per la cura delle varici;
migliora la gestione a lungo termine e riduce il rischio di recidiva.
In sintesi: emorroidi e vene varicose spesso hanno la stessa radice, e vanno considerate come due manifestazioni dello stesso terreno vascolare.
🔹 FAQ – Domande frequenti
1️⃣ Le emorroidi guariscono da sole?
Nelle forme lievi possono migliorare con dieta, fibre e abitudini corrette, ma tendono a recidivare se non si cura la causa (stitichezza, sforzo, sedentarietà).
2️⃣ Quanto durano gli effetti di una legatura o di una scleroterapia?
Generalmente da molti mesi a diversi anni. Se i sintomi ritornano, la procedura può essere ripetuta senza problemi.
3️⃣ Fa male la legatura elastica?
Il fastidio è minimo e di breve durata; raramente serve un analgesico leggero.
4️⃣ Dopo l’intervento chirurgico quando posso tornare al lavoro?
Dopo la dearterializzazione o HemorPex System in 2-3 giorni; dopo l’emorroidectomia tradizionale in 3-4 settimane.
5️⃣ Esistono cure definitive?
Sì, ma la “definitività” dipende dal tipo di intervento e dallo stile di vita: anche dopo un ottimo risultato chirurgico, occorre mantenere abitudini corrette per evitare recidive.
🔹 Per saperne di più
Altomare DF et al. “Surgical management of haemorrhoids: an Italian survey of over 32 000 patients.” Colorectal Disease 2018. publires.unicatt.it
Gallo G et al. “Sclerotherapy for hemorrhoidal disease: systematic review and meta-analysis.” Tech Coloproctol. 2024. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
Italian Unitary Society of Colon-Proctology (SIUCP). Linee guida per la gestione della malattia emorroidaria 2024. siucp.eu
Lisi G et al. “Sclerotherapy for III- and IV-degree hemorrhoids: prospective study.” Ann Coloproctology 2022. art.torvergata.it
Godeberge P et al. “Hemorrhoidal disease and chronic venous insufficiency: CHORUS Study.” J Gastroenterol Hepatol. 2020. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
Jee YH et al. “Association between hemorrhoids and lower extremity chronic venous insufficiency.” Sci Rep. 2021. pmc.ncbi.nlm.nih.gov
















