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cura emorroidi Torino, Dr. Salvatore Cuccomarino
Emorroidi: dalla prevenzione ai trattamenti mininvasivi
cura emorroidi a Torino, Dr. Salvatore Cuccomarino

🔹 Cos’è la malattia emorroidaria

Le emorroidi sono un disturbo molto frequente e oggi esistono soluzioni efficaci per la cura delle emorroidi, senza ricorrere necessariamente alla chirurgia tradizionale. In questa guida vi spiegherò sintomi, cause e tecniche mininvasive più moderne.
La patologia emorroidaria è una condizione molto comune, non limitata agli anziani o a chi conduce vita sedentaria: può comparire anche in soggetti giovani, durante o dopo la gravidanza, o in chi soffre di stitichezza cronica.

🔹 Quanto sono diffuse in Italia

Le emorroidi rappresentano il disturbo proctologico più frequente nella popolazione adulta.
Fonti autorevoli (Ministero della Salute, ISS, Società Italiana di Colonproctologia) stimano che:

  • oltre 3,7 milioni di italiani soffrano di malattia emorroidaria;

  • ogni anno circa 1 milione di persone si rivolga al medico per questo problema;

  • dopo i 40-50 anni, più di un adulto su due riferisca sintomi compatibili (sanguinamento, prurito, sensazione di “peso” anale).

👉 È quindi una condizione molto comune e nella maggior parte dei casi benigna, che però può compromettere la qualità della vita se trascurata.

🔹 Sintomi principali

I sintomi variano a seconda del tipo e del grado della malattia ed includono:

  • sanguinamento rosso vivo al momento della defecazione;

  • prurito o bruciore anale;

  • fastidio o dolore durante o dopo la defecazione;

  • fuoriuscita (prolasso) dei cuscinetti emorroidari;

  • in caso di trombosi: gonfiore improvviso e dolore acuto.

Il sanguinamento non va mai sottovalutato: è opportuno consultare il proctologo per escludere altre cause (ragadi, polipi o infiammazioni intestinali).

🔹 Diagnosi

La diagnosi si effettua con una visita proctologica con anoscopia, un esame rapido e indolore che permette di confermare il grado della malattia e scegliere il trattamento più indicato.
In presenza di sintomi sospetti o persistenti, può essere consigliata una colonscopia di approfondimento.

🔹 Trattamento conservativo: cosa fare da subito

Nelle forme lievi o intermittenti le emorroidi migliorano spesso con piccoli cambiamenti:

Alimentazione e idratazione

  • Bere 1,5–2 litri d’acqua al giorno.

  • Aumentare frutta, verdura, legumi e cereali integrali.

  • Limitare alcol, cibi piccanti e fritti.

  • Evitare di restare troppo a lungo sul water o di sforzarsi durante la defecazione.

Attività fisica

Camminare, nuotare o pedalare migliora la circolazione e favorisce la regolarità intestinale.

Terapia medica

  • Pomate locali con cortisonici leggeri o anestetici per ridurre il bruciore (per brevi periodi di tempo).

  • Integratori venotonici (diosmina, esperidina, rusco, ippocastano) per rinforzare il tono venoso.

  • Bagni tiepidi o semicupi per decongestionare e alleviare il dolore.

Molti pazienti ottengono così un miglioramento significativo e possono evitare procedure invasive.

🔹 Procedure ambulatoriali mininvasive per la cura delle emorroidi

Quando dieta e terapia non bastano, si può intervenire con procedure ambulatoriali mininvasive, rapide e ben tollerate. In Italia sono tra gli atti proctologici più praticati.

Le due tecniche più diffuse sono:

1. Legatura elastica

Con la legatura elastica si applica un piccolo elastico alla base dell’emorroide interna per ridurre l’afflusso di sangue. È indicata per le emorroidi di grado II–III.
Secondo uno studio multicentrico italiano su oltre 32 000 pazienti (Altomare DF et al., Colorectal Disease 2018), più del 90% dei casi di grado II viene trattato proprio con questa metodica. Ecco le principali caratteristiche di questa metodica:

  • Efficacia: miglioramento o scomparsa dei sintomi nel 70–80% dei casi.

  • Recidiva: 10–20% nei 12 mesi.

  • Insoddisfazione: 8–15%, legata soprattutto a stipsi o prolassi più avanzati.

  • Recupero: ritorno alle normali attività in pochi giorni.

2. Scleroterapia iniettiva

Consiste nell’iniezione di una soluzione sclerosante che “chiude” i vasi emorroidari interni. È utile nei casi di sanguinamento o nei pazienti anziani/anticoagulati.
Una metanalisi del 2024 (Gallo G et al., Tech Coloproctol.) su quasi 10 000 pazienti ha dimostrato un’efficacia media del 75–85% e una recidiva del 20–30% a 12 mesi, con poche complicanze.

  • Recupero: quasi immediato, in 1–2 giorni.

  • Insoddisfazione: inferiore al 20%.

✅ Perché sono la prima scelta

  • Si eseguono senza ricovero né anestesia generale.

  • Hanno un profilo di sicurezza molto alto.

  • Permettono una ripresa immediata della vita quotidiana.

  • Non precludono, in caso di recidiva, altre opzioni (HPS, THD o chirurgia).

👉 In Italia, la maggioranza dei pazienti trattati per emorroidi in fase iniziale si sottopone prima a una di queste procedure, con soddisfazione superiore al 75–80%.

🔹 Trattamento chirurgico e cura definitiva delle emorroidi 

Quando i sintomi sono severi o il prolasso è marcato (grado III-IV), si passa alla chirurgia.

Emorroidectomia tradizionale

Consiste nell’asportazione dei pacchetti emorroidari. Si tratta di una tecnica sicuramente efficace ma molto invasiva e con un postoperatorio “sofferto” e prolungato:

  • Recidiva: 2–10%.

  • Dolore: moderato-intenso.

  • Ritorno alle attività: 3 – 4 settimane.

Per questi motivi, oggi si tende a trattare la patologia emorroidaria quando ancora non si è complicata così tanto da dover ricorrere a questa tecnica così invasiva. L’emorroidectomia tradizionale, comunque, resta indicata nei casi più gravi o recidivi.

Dearterializzazione (THD / HAL-RAR / HemorPex System)

La dearterializzazione emorroidaria chiude i rami arteriosi che alimentano le emorroidi e risolleva la mucosa rettale prolassata attraverso una speciale sutura endorettale, senza tagli esterni. È, in pratica, una vera e propria “plastica del retto” tramite la quale si ottiene una riduzione notevole del volume emorroidario e si elimina il prolasso mucoso che molto spesso si associa a questa patologia. Le sue caratteristiche principali sono:  

  • Recidiva: 10% circa, in funzione dell’abilità del Chirurgo.

  • Dolore: molto minore rispetto all’emorroidectomia.

  • Soddisfazione: 85–90%.

  • Ripresa: 2–3 giorni per la vita normale.

È la tecnica che preferisco proporre quando l’anatomia lo consente, perché unisce efficacia e comfort postoperatorio.

🔹 Familiarità, tessuto connettivo e vene varicose

Molti pazienti con emorroidi presentano anche vene varicose agli arti inferiori o una familiarità per fragilità venosa.
Diversi studi, tra cui il CHORUS Study (Godeberge P et al., J Gastroenterol Hepatol 2020) e l’analisi su popolazione coreana (Jee YH et al., 2021), mostrano una correlazione significativa tra insufficienza venosa e malattia emorroidaria.

➡️ Per questo, durante la visita proctologica, è utile valutare anche la presenza di varici alle gambe; questo

  • aiuta a comprendere se c’è una fragilità del tessuto connettivo generalizzata;

  • consente di adottare misure preventive (calze elastiche, attività fisica, controllo del peso) ed adeguate terapie per la cura delle varici;

  • migliora la gestione a lungo termine e riduce il rischio di recidiva.

In sintesi: emorroidi e vene varicose spesso hanno la stessa radice, e vanno considerate come due manifestazioni dello stesso terreno vascolare.

🔹 FAQ – Domande frequenti

1️⃣ Le emorroidi guariscono da sole?
Nelle forme lievi possono migliorare con dieta, fibre e abitudini corrette, ma tendono a recidivare se non si cura la causa (stitichezza, sforzo, sedentarietà).

2️⃣ Quanto durano gli effetti di una legatura o di una scleroterapia?
Generalmente da molti mesi a diversi anni. Se i sintomi ritornano, la procedura può essere ripetuta senza problemi.

3️⃣ Fa male la legatura elastica?
Il fastidio è minimo e di breve durata; raramente serve un analgesico leggero.

4️⃣ Dopo l’intervento chirurgico quando posso tornare al lavoro?
Dopo la dearterializzazione o HemorPex System in 2-3 giorni; dopo l’emorroidectomia tradizionale in 3-4 settimane.

5️⃣ Esistono cure definitive?
Sì, ma la “definitività” dipende dal tipo di intervento e dallo stile di vita: anche dopo un ottimo risultato chirurgico, occorre mantenere abitudini corrette per evitare recidive.


🔹 Per saperne di più

  1. Altomare DF et al. “Surgical management of haemorrhoids: an Italian survey of over 32 000 patients.” Colorectal Disease 2018. publires.unicatt.it

  2. Gallo G et al. “Sclerotherapy for hemorrhoidal disease: systematic review and meta-analysis.” Tech Coloproctol. 2024. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov

  3. Italian Unitary Society of Colon-Proctology (SIUCP). Linee guida per la gestione della malattia emorroidaria 2024. siucp.eu

  4. Lisi G et al. “Sclerotherapy for III- and IV-degree hemorrhoids: prospective study.” Ann Coloproctology 2022. art.torvergata.it

  5. Godeberge P et al. “Hemorrhoidal disease and chronic venous insufficiency: CHORUS Study.” J Gastroenterol Hepatol. 2020. pmc.ncbi.nlm.nih.gov

  6. Jee YH et al. “Association between hemorrhoids and lower extremity chronic venous insufficiency.” Sci Rep. 2021. pmc.ncbi.nlm.nih.gov

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Emorroidi e ragadi si curano in ambulatorio

emorroidi, ragade analeEmorroidi e ragadi anali? La cura molto spesso è ambulatoriale. Sono tempi difficili, lo sappiamo tutti. L’epidemia in corso ha obbligato tutti gli ospedali a sospendere le visite ambulatoriali e l’attività chirurgica, tranne quella in emergenza, per fare spazio ai pazienti contagiati. Tuttavia, la vita continua per tutti, e i problemi di salute che ci preoccupavano prima continuano a preoccuparci anche adesso.

Non tutto può essere curato in ambulatorio, tuttavia per diverse patologie proctologiche si può fare parecchio. Ad esempio, le emorroidi e le ragadi anali possono essere trattate ambulatorialmente: le emorroidi di secondo e terzo grado con le procedure di legatura elastica e sclerosi, e le ragadi anali con trattamenti topici a base di nitroglicerina e lidocaina ed, eventualmente, dopo aver confermato i valori pressori dell’apparato sfinteriale anale con una manometria, con infiltrazioni di tossina botulinica. Si tratta di metodiche indolore, semplici e poco costose, che nella maggioranza dei casi consentono di risolvere efficacemente questi fastidiosi problemi.

Emorroidi e ragadi anali non costituiscono problemi di salute gravi, ma sicuramente possono peggiorare la qualità di vita. Curarle ambulatorialmente è possibile, non è pericoloso e, nelle mani di un buon proctologo, è semplice ed economico. Per questo, restiamo a vostra disposizione presso il nostro studio di Chivasso, De Medica, in corso Galileo Ferraris 12 F, telefono 01119903768 ed a Torino, negli studi della Clinica Pinna Pintor, via Amerigo Vespucci 61, telefono 0115802100. Per contattarci, è a vostra disposizione anche la nostra pagina Facebook od il seguente modulo di contatto:

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Legatura elastica e sclerosi delle emorroidi

La legatura elastica delle emorroidi: perché operare, se si può evitare?

Il trattamento ambulatoriale delle emorroidi interne comprende due tecniche distinte che io associo nel mio protocollo operativo: la legatura elastica e la sclerosi.

I GRADI sono un sistema convenzionale semplice (anche se non l’unico) di classificare le emorroidi:
1º grado: emorroidi piccole, che non prolassano (= fuoriescono) mai;
2º grado: emorroidi che prolassano, ma che si riducono spontaneamente;
3º grado: emorroidi che prolassano, e che il paziente deve ridurre manualmente (= che non rientrano da sole)
4º grado: emorroidi non riducibili.

Molti Autori pongono indicazione alla legatura elastica solo fino al II gradolegatura elastica delle emorroidi emorroidario; in realtà l’esperienza ci ha insegnato che anche le emorroidi di III grado possono essere convenientemente trattate con la legatura elastica, evitando così il tavolo operatorio. Ciò è particolarmente interessante per i pazienti anziani, spesso con multiple patologie, per i quali l’indicazione all’intervento, tenendo conto del rischio anestesiologico, dev’essere posta con cautela.

Legatura elastica: il mio protocollo

Il nostro protocollo è standardizzato da molti anni: 6 sedute di legature elastiche, distanziate di 15 giorni tra loro, e due sedute finali di sclerosi delle emorroidi, anch’esse ad intervalli di 15 giorni.
La
sicurezza di un protocollo così disegnato è elevatissima. I Sacri Libri sostengono che sia possibile legare fino a tre cuscinetti emorroidari per volta; in realtà ciò che si ottiene con la legatura elastica è l’ISCHEMIA e il successivo distacco dell’area legata, con formazione di una cicatrice che fissa la mucosa del retto ai sottostanti piani muscolari. Aumentare l’area ischemica aumenta il rischio di perforazione del retto (evento temibilissimo, che può provocare un’infezione grave dei tessuti molli perirettali e, nri casi estremi, condurre a morte), quindi MAI legare più di un cuscinetto emorroidario per volta! Inoltre, mi è capitato di vedere dei prolassi emorroidari gravi, con indicazione chirurgica urgente, causati da errata esecuzione della tecnica della legatura elastica in pazienti a cui erano state legate tre o più emorroidi in una volta. La prudenza prima di tutto, è questo il segreto di un trattamento efficace!

Legatura elastica: rapida, indolore, efficace!

La legatura elastica, se fatta bene, è RAPIDISSIMA E PRATICAMENTE INDOLORE: ciò che il paziente può avvertire nell’immediato è una specie di discomfort, come di stimolo alla defecazione senza riuscire a farlo. Questo discomfort, che può essere molto ridimensionato semplicemente assumendo del metamizolo, del paracetamolo, o comunque un analgesico mezz’ora prima della sessione, è passeggero e scompare quasi sempre nel giro di alcune ore; qualche giorno dopo la legatura elastica, il gavocciolo strangolato si stacca e viene eliminato con le feci, in genere senza che il paziente si accorga di nulla (occasionalmente, si possono notare alcune gocce di sangue).

Ai 6 cicli di legatura elastica, come accennato, nel nostro protocollo seguono due sedute di sclerosi. La sclerosi emorroidaria consiste nell’iniettare nella mucosa della zona emorroidaria la kinurea, unico farmaco autorizzato dalla farmacopea europea per questa procedura. Similmente a quanto accade nella sclerosi dei capillari delle gambe, la kinurea provoca una reazione infiammatoria che ha due risultati: quello di ridurre ulteriormente l’eventuale massa emorroidaria residua e, soprattutto, quello di “incollare” la mucosa dell’area emorroidaria agli strati sottostanti della parete del retto, prevenendo così nuovi prolassi.

Terminato il trattamento, il nostro protocollo prevede il controllo del paziente una volta l’anno.

Per saperne di più, ecco la nostra brochure sul trattamento della patologia emorroidaria mediante legatura elastica.

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